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Traccia imperfetta di una forma che resiste.
Un corpo ceramico che accoglie la frattura come origine di trasformazione.

In questa opera la ceramica non è mai semplice supporto, ma corpo vivo, attraversato da tensioni, fratture e ricomposizioni. Lavoro la materia lasciandole il tempo di parlare, accettando che il fuoco, lo smalto e il vetro introducano elementi di imprevedibilità, come accade nei processi interiori.
Il rosso domina la superficie come una presenza organica, mentre gli inserti di vetro emergono come zone di raffreddamento, di sospensione, quasi fossero isole di memoria all’interno di un flusso emotivo più ampio. Le fratture non vengono nascoste: diventano segni necessari, punti di passaggio, luoghi fertili in cui la materia si rinnova.
L’opera come linguaggio scultoreo e simbolico, in cui il gesto non è decorazione ma atto consapevole. Qui la forma allungata richiama un corpo archetipico, fragile e resistente allo stesso tempo, che porta su di sé le tracce del proprio divenire; lo smalto e il vetro dialogano in un equilibrio instabile, dove la bellezza nasce dalla tensione e non dalla perfezione. È in questa instabilità che riconosco il senso del mio lavoro: dare forma a ciò che si trasforma, senza addomesticarlo.

Ceramica, smalti inserti di vetro fuso. Ceramica modellata a mano, smalti colati e inserti di vetro fuso ad alta temperatura.

 

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