L’Arte come Antidoto alla Frenesia
In un’epoca in cui la produttività detta il ritmo di ogni giornata e l’efficienza sembra l’unico valore riconosciuto, l’arte si pone come un’oasi in cui riscoprire il tempo. L’esperienza artistica, sia come pratica creativa sia come fruizione contemplativa, può diventare un mezzo per rallentare la corsa incessante della modernità e recuperare una dimensione del vivere più profonda e consapevole.
Nel raccontare la mia testimonianza di creativo contemporaneo, cerco di far emergere come l’arte diventi uno spazio in cui abbandono la frenesia quotidiana e ritrovo me stesso: quando mi immergo nella creazione, provo la sensazione di regredire per vivere il tempo in modo libero e senza scadenze prestabilite, ritorno a pensare senza filtri, con abbandono nella mia indole. In questa esperienza, la mano segue l’ispirazione del momento, non la logica della produttività; la bellezza dell’opera nasce dall’imperfezione, dall’ascolto profondo di ciò che accade qui e ora nell’interiorità dell’ “io” artista, e qui intendo che questo modo di fare arte, che non persegue un fine utilitaristico né un risultato commerciale, è un atto di lentezza e di presenza. È un invito tacito ad accogliere la vita come processo, non come rincorsa a una meta da raggiungere. Ogni tanto mi capita di realizzare che -forse ancora inconsapevolmente.) mi propongo ossessivamente aspettative irrealisticamente positive, e la realtà del loro raggiungimento è ben diversa, ecco: la società dell’angoscia e la fuga dalla lentezza.

Il filosofo contemporaneo Byung‑Chul Han osserva come nella società moderna l’angoscia sia diventata endemica, alimentata dal regime neoliberale che impone l’iper‑performance, la crescita continua e la competizione incessante. In questo contesto la negatività come la lentezza o il riposo contemplativo viene esclusa dal discorso pubblico, generando isolamento, narcisismo e solitudine.
Se Han suggerisce che la speranza autentica -intesa come apertura a un orizzonte di senso-, è il contrario dell’angoscia; sebbene la speranza nasca da uno spazio di vulnerabilità, essa può diventare il principio di una forma di vita che non è schiava dell’ansia di successo, ma che si apre a orizzonti di cambiamento e di profondità. In questo senso, l’arte può essere vista come una pratica di speranza concreta: essa non fugge l’angoscia, ma la trasforma attraverso l’esperienza estetica e la riflessione. In un’opera d’arte, infatti, la lentezza di uno sguardo attento può rivelare sfumature, tensioni e significati che sfuggono alla rapidità superficiale della vita quotidiana.
La lentezza può facilitare il nostro riflettere e aiutare il pensiero nella comprensione razionale della realtà, se la vera felicità nasce dalla comprensione razionale della realtà attraverso il passaggio dalla conoscenza confusa a quella chiara e distinta. Ecco perché dobbiamo fermarci “a prendere fiato”. E cone sosteneva Spinoza la felicità nasce dalla comprensione razionale della realtà, dunque “meditazione della vita” che ci deve avvicinare a uno stato di serenità interiore (e l’arte sicuramente aiuta), che poi non altro che un esercizio di ragione che ci libera dalla schiavitù delle passioni, le quali ad oggi sono spesso indotte più che da indole o desiderate, dall’ imposizione di meccanismi indotti dalla modernità.
Applicare queste idee all’arte significa riconoscere che l’esperienza estetica può favorire una forma di conoscenza profonda: non solo percepire, ma comprendere e integrare il senso delle nostre emozioni e della nostra relazione con il mondo. L’arte, in quanto atto di riflessione attiva e non di semplice reazione automatica, contribuisce a costruire una vita secondo virtù, in cui la calma e la presenza sono valori cardine.
Prendiamo esempio dallo stoicismo che insegnava la lentezza come esercizio di saggezza. Dunque, l’idea che la serenità non sia data dal controllo di tutto ciò che accade, ma dalla capacità di discernere tra ciò che è sotto il nostro controllo e ciò che non lo è., e se non abbiamo tempo e se corriamo, come possiamo soffermarci a riflettere e a riconoscere l’insegnamento stoico. 
Ci interroghiamo su quanto la frenesia influenzi le nostre scelte, ostacolando la saggezza e la temperanza che dovrebbero guidare la nostra condotta quotidiana.
Nel ritmo frenetico di questa epoca attuale, esercitarci con un "arte" la quale chiede lentezza, può tradursi in pratiche concrete di lentezza: esercizi mentali per non farsi travolgere dalle emozioni reattive, pause intenzionali per osservare il presente, e riconoscere la necessità di distacco dalle illusioni che esercitano il controllo. In questo senso l’arte diventa un campo di allenamento stoico: un luogo in cui si apprende a restare presenti, a osservare senza giudizio, a dare valore alla qualità dell’esperienza piuttosto che alla quantità delle azioni.
In un mondo dominato dall’urgenza di fare, l’arte ci invita a essere. Essa ridisegna il nostro rapporto con il tempo, riconnettendoci con un’esperienza che non segue l’orologio, ma segue il ritmo della coscienza. Attraverso l’arte, puoi fermarti, osservare, sentire, capire. In questo spazio di lentezza scopri che il tempo non è solo una quantità da consumare, ma una dimensione da abitare con pienezza e creatività.

Se te ne freghi, vinciAlla fine, la risposta è semplice: smetti di correre. La frenesia del mondo moderno non ha bisogno di essere seguita, ma di essere ignorata. L’arte come momento creativo ti offre un rifugio, non una via d'uscita da un mondo che ti sovraccarica di obblighi. Smetti di preoccuparti di essere sempre produttivo e di rincorrere una meta che non esiste, questo non vuol dire “non lavorare”, vuol dire lavorare poco ma farlo bene. Ecco dove la concentrazione dell’energia produttiva deve essere espressa: nel farlo bene. Impara a rallentare, a vivere nel presente, ad apprezzare ogni singolo attimo senza fretta, senza ansia. 
Rallenta, osserva, crea: trova il ritmo che ti appartiene e lascia che il tempo ti scivoli addosso senza che ti faccia perdere il respiro. Se te ne freghi del rumore della società, delle aspettative e della pressione continua, si potrebbe correre il rischio di scoprire che il tempo può essere vissuto con profondità, non solo misurato. Non è questione di fare di meno, ma di fare con consapevolezza. In fondo, se te ne freghi, vinci: prendi il controllo del tuo tempo, il resto seguirà.

 

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