Perché ho scelto il Raku
Un incontro fra fuoco e respiro
Ho scelto il Raku perché unisce fragilità e forza, controllo e abbandono.
Non si limita a cuocere l’argilla: la trasforma, le dona un’anima che nessuna mano può replicare.
La preparazione: alchimia e colore 
Smalti e cristalline a base vetrosa si intrecciano con ossidi metallici — rame, ferro, cobalto — creando reazioni vive, mutevoli, come riflessi di un mondo interiore.
Il momento sospeso
Quando estraggo il pezzo dal forno, incandescente a circa 900 °C, il calore avvolge il viso e la luce rossa sembra venire dal cuore stesso della terra.
È un istante in cui il tempo si ferma.
Le vie del raffreddamento
All’aria, nell’acqua, o avvolto in paglia, segatura, tessuti: ogni scelta regala effetti diversi.
Il fumo avvolge la ceramica, sottrae ossigeno e imprime riflessi che nessun pennello saprebbe creare.
Il rischio e la magia
Il Raku è dialogo con l’imprevedibile. Lo shock termico può spezzare l’opera, ma non ne decreta la fine.
Con il Kintsugi, la ferita si illumina d’oro e diventa parte della sua bellezza.
Resistenza e rinascita 
La chamotte aiuta l’argilla a sopportare il fuoco, ma il rischio resta. È in quel rischio che vive la magia: ogni estrazione è un nuovo viaggio.
Un rito di ascolto
Se il risultato non convince, si ricomincia. Si riveste, si ricuoce, e si attende di nuovo l’abbraccio del fuoco.
Il Raku è un patto con l’imprevedibile, una danza fra mano e destino.
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