In questa maschera in argilla raku ho cercato di catturare il momento in cui il volto umano smette di essere semplice anatomia e diventa un territorio emotivo. Le sfumature blu, verdi e metalliche non sono soltanto colore: sono il risultato di un dialogo fra fuoco, fumo e tempo, un percorso alchemico che lascia sulla superficie tracce imprevedibili, quasi memorie stratificate.
Modellando questo volto ho sentito emergere un’energia antica, un pensiero che prende forma nell’argilla e si lascia trasformare dal rito raku, dove il controllo è solo un’illusione e l’esito finale è sempre una nascita inattesa. Il volto, con le sue pieghe e la sua frontalità severa, rappresenta per me la ricerca di una presenza autentica, una voce silenziosa che osserva e invita alla riflessione.
Nel suo insieme, l’opera è un simbolo di trasformazione: una maschera che non nasconde, ma rivela. Una superficie irregolare che custodisce la bellezza dell’imperfezione, il gesto spontaneo, la fragilità e la resistenza. È un oggetto poetico e insieme materico, nato dalla “ferita luminosa” del raku, dove la crepa diventa linguaggio e l’ossido diventa memoria incandescente.
Identità, metamorfosi, imperfezione rivelatrice.




