静寂 SEIJAKU
Questa maschera in argilla raku nasce come un volto emerso dalla terra dopo un lungo dialogo con il fuoco. La sua superficie, segnata da colature blu e tracce terrose, non è una semplice pelle ceramica: è una mappa emotiva, una geografia interiore in cui si intrecciano fragilità, memoria e trasformazione. Nelle sue crepe trovo il respiro dell’imperfezione, quel momento in cui la materia decide da sola la propria forma e rivela ciò che da sempre custodiva.
Nel modellarla ho cercato non di imitare un volto, ma di ascoltare ciò che la materia suggeriva. La tecnica raku, con il suo carattere imprevedibile, ha completato il gesto: il fumo, la riduzione, l’urgenza del fuoco hanno inciso tracce che non appartengono più solo a me, ma alla storia della scultura stessa.
Questa maschera è una metamorfosi sospesa, un archetipo che parla di identità mutevole e di quella forza primordiale che vive in ogni forma modellata a mano. La considero una presenza, non un oggetto: uno sguardo che osserva chi lo guarda, invitando a interrogare la propria parte nascosta.
Tra materia e simbolo, tra gesto e combustione, l’opera offre una narrazione che appartiene tanto all’artista quanto all’argilla stessa. È qui che trovo il senso più profondo del mio lavoro: lasciare che l’opera continui a parlare anche dopo il mio ultimo tocco.

