Tela di smalti su tela a colature e segni gestuali: una trama di energie incrociate costruita per stratificazioni cromatiche. Il gesto, netto e irrevocabile tipico degli smalti, articola un campo visivo in cui ordine e caos convivono come in una mappa interiore. Le linee si inseguono, si urtano e si riconciliano, evocando l’idea che la materia, più che rappresentare, accada: qui l’azione è forma e pensiero insieme, in coerenza con una pratica che privilegia sperimentazione e autenticità del processo (scelta consapevole degli smalti come linguaggio “senza compromessi” e definitivo nel segno). 

L’opera dialoga con l’estetica wabi-sabi e con la logica del Kintsugi: le intersezioni e le “fratture” visive non vengono corrette, ma esposte come valore, memoria di un tempo di creazione e di ascolto. L’intenzione non è nascondere l’imperfezione, bensì farne soglia di significato, dove la cicatrice diventa disegno e la dissonanza ritmo, secondo una poetica che riconosce nella riparazione e nella lentezza del fare un’occasione di rinascita. bepsart.it+1

In questa prospettiva, la successiva suddivisione della tela in 30 telette e la loro inclusione in una pubblicazione di Pulcinoelefante trasferiscono il lavoro dal formato unico alla costellazione: ogni frammento custodisce un episodio del gesto originario e lo rende condivisibile in forma editoriale, in continuità con le edizioni artigianali a caratteri mobili su carte pregiate.

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