Questo quadro nasce come un respiro che si avvolge su se stesso. A prima vista, sembra un vortice, un movimento che trascina lo sguardo verso l’interno, ma in realtà è un mandala, un invito al silenzio, una porta che si apre verso il centro dell’anima.
Ho scelto il rosso come voce dominante: un rosso che muta, che si sposta dal bordeaux profondo al cremisi vivo, come sangue e fuoco che convivono. Tra queste sfumature, ho inciso linee sottili, bianche e scure, per dare ritmo e profondità, come battiti o respiri che scandiscono il tempo interiore. Il rosso, per me, è la forza della vita: la passione, l’energia, ma anche la vulnerabilità di chi sente tutto.
Nel movimento dei cerchi concentrici c’è l’idea del viaggio. Ogni cerchio è un livello di coscienza, una soglia da attraversare. Il cammino verso il centro diventa allora un ritorno a sé, una lenta discesa verso la consapevolezza, come se l’occhio, inseguendo la spirale, venisse risucchiato in una meditazione.
Il cuore dell’opera, però, non è il centro. È l’oro. Quelle macchie di luce, sparse e mai dominanti, rappresentano i frammenti di verità che emergono nel caos del vivere. Le ho volutamente tenute lontane dal centro, perché la spiritualità, la comprensione, non si conquistano: si incontrano per attimi, come bagliori che ci sfiorano durante il cammino.
L’oro, nella mia pittura, è il respiro del divino. È ciò che non si afferra, ma che illumina. Nelle sue tracce si riflette la tensione dell’anima verso qualcosa di più alto, la luce del sole che, pur distante, ci riscalda dentro.
Così, questo quadro non è soltanto un’immagine: è una mappa. Un paesaggio emotivo in cui ogni linea è una domanda, ogni sfumatura una risposta provvisoria. E nel suo vortice, forse, si può intravedere il momento in cui la materia e lo spirito si toccano, giusto il tempo di un respiro.